Ieri sera, al Teatro Vittoria di Roma, è andato in scena lo spettacolo intitolato Pasolini: la verità, scritto, diretto e interpretato da Claudio Pierantoni ed organizzato da Cittadinanzattiva onlus e l’Associazione La Quarta Parete.
E’ uno spettacolo dal forte impatto emotivo, complesso, in cui in un alternarsi di filmati, foto d’epoca e monologhi, l’attore, più che rendere omaggio ad uno tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo, interviene acutamente soprattutto sulle circostanze che ne hanno determinato la morte. E’ uno spettacolo, in cui usa gesti e parole aspre. Il tono duro e provocatorio si avverte sin da subito quando, in apertura, viene proiettata la foto del cadavere di Pasolini che poi viene ripresa anche in seguito.

Particolarmente belle le foto di backstage con Anna Magnani, l’intermezzo musicale sulle note di Amado mio (una delle canzoni preferite del poeta) e davvero coinvolgente e disarmante la scelta di proiettare i forti frammenti del film Salò o le 120 giornate di Sodoma.
Pierantoni, circondato solo da una panca e due leggii, illustra i fatti, denuncia e senza paura cita nomi ed organismi. Cerca di smuovere le coscienze degli spettatori e chiede a gran voce che sia rivelata la verità, una verità che si deve all’artista in quanto soprattutto essere umano. E’ uno spettacolo toccante in cui, tra l’appuntita metafora dell’uomo moderno a cui la società consumistica ingrassa il fegato fino a farlo esplodere, tra le altre cose, si fa riferimento al misterioso appunto 21 del romanzo Petrolio (in cui si dice siano rivelati scottanti segreti).
Il bravissimo attore, chiedendosi quali siano state le ultime parole del poeta (parole il cui suono è stato negato al mondo intero) rimarca quanto manchi oggigiorno un profondo e lungimirante punto di vista come quello di Pasolini in quest’epoca piuttosto buia e mette in scena una vera e propria richiesta alle istituzioni di legalità e giustizia.